Il Sistema che blinda la tua azienda dalle sanzioni HACCP e Sicurezza sul lavoro

Il preposto alla sicurezza di un’altra impresa: quando la nomina non è sufficiente

Un infortunio mortale riaccende il dibattito sulla vigilanza operativa nei cantieri multi-impresa. L'ordinanza Cassazione n. 12010/2026 chiarisce che non conta solo la nomina formale, ma l'effettività del comando.

Immagina un cantiere dove operano più imprese contemporaneamente. La catena di comando non è lineare, i ruoli si sovrappongono, il datore di lavoro è assente per motivi di salute. Poi accade l’incidente: un operaio muore durante la movimentazione di una catasta di tubi metallici.

Chi è responsabile?

È questa la domanda al centro dell’ordinanza n. 12010/2026 della Corte di Cassazione, che — pur senza pronunciarsi nel merito — mette a fuoco due nodi critici che chiunque gestisca la sicurezza nei cantieri non può ignorare.

Attrezzatura idonea: la valutazione va adeguata al cantiere reale

Il primo nodo riguarda il carrello a ruote rigide utilizzato per movimentare i tubi. In teoria, uno strumento adeguato. In pratica, impiegato su un piano disconnesso e irregolare, con un carico dal baricentro tutt’altro che stabile.

L’accusa era precisa: l’idoneità delle attrezzature di lavoro non si valuta in astratto, ma in relazione alle condizioni reali del cantiere nel momento in cui si opera. Questo significa tenere conto di:

  • carico, baricentro e modalità di stoccaggio
  • stato del suolo: pendenze, disconnessioni, irregolarità
  • percorso effettivo e interferenze tra lavorazioni
  • variazioni delle condizioni rispetto alla valutazione iniziale

La scelta dell’attrezzatura corretta non è un atto una tantum. Va rivalutata ogni volta che il cantiere cambia.

Preposto alla sicurezza di un'altra impresa: i rischi della nomina ambigua

Il secondo nodo è più insidioso — ed è quello che dà il titolo a questo articolo.

Il datore di lavoro aveva affidato la vigilanza operativa a un preposto. Fin qui, tutto regolare. Il problema è che quella figura era, di fatto, legata anche a un’altra impresa presente in cantiere.

La nomina era formalmente interna. Ma nella realtà operativa, il preposto rispondeva a più centri decisionali.

La Cassazione non si pronuncia sulla colpevolezza, ma lo sottolinea con chiarezza: la rilevanza della nomina non è solo formale, ma sostanziale. Conta la coerenza organizzativa, conta l’effettività della vigilanza operativa.

In un contesto del genere, quella coerenza mancava

Cantieri multi-impresa: perché il preposto esterno è un rischio sistemico

Negli appalti e cantieri complessi — con impresa affidataria, esecutrici, subappaltatori e lavoratori distaccati — la catena di comando raramente è lineare. È qui che la figura del preposto diventa critica e i rischi si moltiplicano:

  • Lacune di controllo: se il preposto risponde a più soggetti, nessuno governa davvero la sicurezza
  • Conflitti operativi: istruzioni diverse da fonti diverse generano confusione e ritardi nell’intervento
  • Problemi probatori: in caso di infortunio, diventa difficile ricostruire chi sapeva cosa e chi avrebbe dovuto agire

La nomina del preposto non è uno strumento per trasferire responsabilità. Non equivale alla delega di funzioni ex art. 16 D.Lgs. 81/2008. È una funzione operativa che richiede una sola catena di comando, chiara e verificabile.

Cosa fare in pratica: tre verifiche immediate

Se gestisci cantieri con più imprese, l’ordinanza suggerisce alcune verifiche concrete:

  1. Il preposto risponde a una sola impresa? Se la figura designata ha legami operativi con altre ditte presenti in cantiere, la nomina rischia l’inefficacia sostanziale — indipendentemente da quanto è scritta bene sulla carta.
  2. La nomina è strutturata o generica? Un affidamento vago, soprattutto in assenza del datore di lavoro, non garantisce la gestione concreta dei rischi quando le condizioni operative cambiano.
  3. L’idoneità delle attrezzature è stata rivalutata? Ogni variazione significativa del cantiere richiede una nuova valutazione, non solo la conferma di quella iniziale.

La Cassazione, in questo caso, non ha deciso nel merito: ha riqualificato il ricorso come appello e trasmesso gli atti al giudice competente. Ma il messaggio è netto.

Non basta nominare un preposto. Bisogna che la vigilanza sulla sicurezza funzioni davvero.

Riferimenti normativi: D.Lgs. 81/2008, artt. 2 e 16 | Cass. ord. n. 12010/2026

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Nuovo Decreto Sicurezza: o sei tracciato, o le inadempienze saranno alla luce del sole

Decreto legge sicurezza in bozza

Aggiornamento al Tavolo Sicurezza – 09/09/2025, bozza

Se domani entrasse un ispettore in azienda, in 10 secondi capirebbe se la tua formazione è davvero tracciata.

Perché? Perché la bozza di decreto porta la sicurezza su un terreno nuovo: dati, prove e tracciabilità.

Tradotto: non basta fare, devi poter dimostrare subito.

Cosa cambia davvero (in pratica)

1) Formazione tracciabile e digitale

Si punta all’uso di strumenti come Fascicolo Lavorativo del Cittadino e piattaforme digitali per certificare la formazione. Niente più “cartelline vaghe”: conta il registro digitale e la sua aggiornabilità.

2) Violenza e molestie nel D.Lgs. 81/08

Il tema entra nel Testo Unico. Per l’azienda significa: policy dedicate, procedure chiare, canale di segnalazione, formazione specifica a manager, preposti e lavoratori.

3) Formazione efficace e continuo aggiornamento

Il decreto spinge su percorsi di consapevolezza del rischio e aggiornamenti coerenti con nuove tecnologie e nuove organizzazioni del lavoro. Non solo “ore in aula”, ma evidenze di apprendimento.

Messaggio chiave del nuovo DL: sicurezza = processo documentato. Se non è tracciato, non esiste

Se hai un’azienda con  dipendenti, ecco a cosa devi fare attenzione:

  • Sanzioni & sospensione: senza registro digitale e prove immediate, il rischio sale.
  • Contenziosi e reputazione: assenza di policy anti-molestie = rischio legale e d’immagine.
  • Assicurazioni: senza evidenze puntuali, la copertura può diventare un terreno scivoloso.

Le 7 mosse da fare entro 7 giorni

  1. Audit lampo: chi, cosa, quando—mappa scadenze e attestati (validità, aggiornamenti).
  2. Registro digitale: attiva/subito un tracciamento unico della formazione (ruoli, ore, esiti).
  3. Policy Anti-Molestie: approva documento, workflow segnalazioni, ruoli e tempi di gestione.
  4. Ruoli e responsabilità: DL, RSPP, RLS, preposti—formalizza gli incarichi e la formazione .
  5. Sorveglianza sanitaria: calendarizza con il Medico Competente, idoneità e richiami programmati.
  6. Se hai un’azienda edile, cantieri: POS/PSC, nomine, formazione specifica, preposto sempre presente e tracciato.
  7. Ristorazione: HACCP aggiornato, registri, rintracciabilità, layout con Piano di Emergenza ed evacuazione .

“Solo una bozza”: ha senso muoversi adesso?

Sì. Per tre motivi:

  • Tempo: implementare tracciabilità richiede setup (processi, persone, tool).
  • Vantaggio: arrivi pronto quando il testo sarà ufficiale, evitando corse (e errori).
  • Costo opportunità: ogni mese senza prove solide aumenta il rischio di stop e sanzioni.

Quanto costa NON farlo

  • Sanzioni e possibili sospensioni dell’attività.
  • Fermi produzione/servizio e perdita di fatturato.
  • Danno reputazionale e contenziosi (specie su molestie/ambiente di lavoro).
    Il punto non è “quanto costa adeguarsi”, ma quanto costa non essere in regola quando bussano alla porta.

Nota: Il DL è una bozza; seguirà l’iter parlamentare. In seguito ci saranno aggiornamenti

Alla prossima!

 

Fabio

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Patente a punti nei cantieri 2024: cos’è, come funziona, ultime novità

La Patente a punti nel settore edile: Un rischio da non sottovalutare

Dal 1° ottobre 2024, le imprese e i lavoratori autonomi che operano nei cantieri temporanei o mobili dovranno affrontare una nuova sfida: la patente a punti. Questo nuovo sistema, previsto dal Dlgs 81/2008, non è soltanto un ulteriore obbligo burocratico, ma rappresenta un cambiamento fondamentale nella gestione della sicurezza nei cantieri. Per gli imprenditori edili, è una questione di vita o di morte… aziendale.

Perché la Patente a Punti è un punto dolente?

Ogni imprenditore edile sa quanto sia complesso gestire un cantiere. Tra scadenze stringenti, fornitori da coordinare e budget da rispettare, il tema della sicurezza potrebbe sembrare solo un’altra voce in una lunga lista di obblighi. Tuttavia, ignorare o sottovalutare questo aspetto può portare a conseguenze devastanti.

La patente a punti rappresenta un cambiamento epocale nel settore edile. Non si tratta solo di un documento che deve essere esibito, ma di un vero e proprio “termometro” della conformità alla normativa in materia di sicurezza. Ogni violazione, infatti, comporta una decurtazione di punti e, di conseguenza, un aumento del rischio per l’impresa di essere sanzionata o, nel peggiore dei casi, di vedersi sospendere l’attività.

La Patente a Punti: Come funziona

L’imprenditore dovrà accertare prima di tutto di essere in possesso dei requisiti per poter presentare la domanda per il rilascio attraverso il portale  dell’ispettorato nazionale del lavoro e dovrà caricare questa documentazione:

·       Iscrizione alla camera di commercio o la sua autocertificazione

·       Essere in possesso del DURC regolare o la sua autocertificazione

·       Essere in possesso del DVR aggiornato

·       Aver designato il RSPP

Ovviamente se qualcuna di queste dichiarazioni dovesse essere falsa, si procederà immediatamente alla revoca.

In questo inferno, vengono premiate le aziende in possesso dell° attestazione SOA di III che sono esentate dal possesso della patente a punti.

Oltre a loro sono anche esclusi tutti coloro che operano nell’ambito di forniture e prestazioni di carattere intellettuale.

Al rilascio della patente, ogni impresa riceverà 30 crediti. Questo punteggio è il punto di partenza, ma può essere incrementato o diminuito in base al rispetto delle normative. È qui che entrano in gioco i veri punti dolenti: le multe, le sanzioni e la sospensione del cantiere. Per ogni violazione delle norme in materia di sicurezza, i punti verranno decurtati. E se il punteggio scende sotto i 15 crediti, l’impresa non potrà più operare nei cantieri temporanei o mobili.

Le conseguenze del mancato rispetto della sicurezza: multe, sanzioni e sospensioni

Per un imprenditore edile, il mancato rispetto delle normative sulla sicurezza non è solo una questione di conformità burocratica: è una questione di sopravvivenza. Le violazioni più gravi, infatti, possono portare a:

1. Multe Salatissime: Il sistema delle multe legato alla patente a punti è particolarmente severo. Una sanzione amministrativa del 10% del valore dei lavori, con un minimo di 6.000 euro, può essere un duro colpo per molte imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. Queste multe, non solo incidono sul bilancio aziendale, ma possono anche compromettere la reputazione dell’impresa agli occhi dei clienti e dei committenti.

2. Esclusione dai Lavori Pubblici: Perdere punti sulla patente a causa di violazioni della sicurezza può significare essere esclusi da bandi e appalti pubblici. E per un’impresa che lavora prevalentemente nel settore pubblico, questo può essere devastante. Non poter partecipare ai lavori pubblici può significare perdere contratti vitali, con conseguenze gravi sul flusso di cassa e, in ultima analisi, sulla sopravvivenza stessa dell’impresa.

3. Sospensione dei Lavori: Se il punteggio della patente scende sotto i 15 crediti, l’impresa non può più operare nei cantieri temporanei o mobili. Questo significa che qualsiasi lavoro in corso potrebbe essere sospeso, con danni economici incalcolabili. I contratti potrebbero essere annullati, le penali potrebbero essere applicate, e i clienti potrebbero rivolgersi altrove, danneggiando irreparabilmente la reputazione dell’impresa.

Il Dolore di una multa: Quando ogni euro conta  per la tua impresa!

Immagina di essere nel pieno di un progetto importante, magari un grande cantiere per la costruzione di un edificio pubblico. Tutto sembra andare per il meglio, fino a quando un ispettore della sicurezza non rileva una violazione. Potrebbe trattarsi di una mancata formazione adeguata per uno dei tuoi operai o di un’attrezzatura non conforme. La sanzione arriva e, in un attimo, ti trovi a dover pagare una multa del 10% del valore del contratto.

Questa multa non solo rappresenta un’enorme perdita finanziaria, ma può anche causare ritardi nei lavori e compromettere la tua capacità di completare il progetto entro i tempi previsti. E, come ben sai, i ritardi nei cantieri si traducono in ulteriori costi, perdite di reputazione e, in alcuni casi, in vere e proprie cause legali.

La Paura di essere tagliato fuori: L’Esclusione dai Lavori Pubblici

Per molte imprese edili, lavorare nel settore pubblico è una fonte di guadagno stabile e sicura. Ma cosa succede se la tua patente a punti viene decurtata a tal punto da non poter più partecipare agli appalti pubblici?

Essere tagliati fuori dai lavori pubblici significa perdere una delle fonti di reddito più importanti. Questo può portare alla perdita di contratti, alla riduzione del personale e, in casi estremi, alla chiusura dell’attività. Per un imprenditore, questa è una delle peggiori paure. La reputazione costruita in anni di lavoro può essere distrutta in pochi mesi a causa di una mancata conformità alle normative sulla sicurezza.

Sospensione del cantiere: Il Punto di rottura

La sospensione del cantiere è forse il peggior incubo per un imprenditore edile. Quando un ispettore decide di fermare i lavori a causa di violazioni gravi della sicurezza, le perdite sono incalcolabili. Il cantiere fermo comporta costi aggiuntivi per l’impresa, ritardi nella consegna, e, cosa più importante, la perdita di fiducia da parte dei clienti.

Pensiamo a un’impresa che si vede sospendere un cantiere perché il punteggio della patente è sceso sotto i 15 crediti. Non solo l’impresa deve affrontare i costi di fermo del cantiere, ma anche la possibilità di perdere l’intero contratto, se non completato almeno il 30% dei lavori. Il danno reputazionale può essere irreparabile, e l’impresa potrebbe avere difficoltà a trovare nuovi clienti in futuro.

Ma esiste un modo per recuperare i crediti DECURTATI?

Certo che si!

Nei casi in cui il punteggio della patente scenda al di sotto dei 15 crediti, il recupero fino a 15 crediti è subordinato alla valutazione di una COMMISSIONE TERRITORIALE composta da rappresentanti di INL e INAIL (invitati a partecipare rappresentanti delle ASL e RLST), tenuto conto di:

–            adempimento dell’obbligo formativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, da parte dei soggetti responsabili di almeno una delle violazione di cui all’All. I bis nonchè dei lavoratori occupati nel cantiere (o nei cantieri) in cui si è verificata la violazione stessa

–            eventuale realizzazione di uno o più investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro secondo quanto indicato dall’art. 5 co. 2 del DM

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro può sospendere, in via cautelare, la patente.

Ma ora vediamone i vantaggi, si ce ne sono diversi, e sono tutti modi per aumentare la credibilità e la fiducia della tua impresa.

Si possono ricevere crediti grazie alla storicità dell’azienda, ovvero fino a 30 crediti complessivi (di cui fino a 10 attribuiti al momento del rilascio della patente)

CREDITI ULTERIORI: Fino a 40 crediti attribuibili per attività, investimenti o formazione, sia in materia di salute e sicurezza sul lavoro (fino a 30 crediti) che in altri ambiti (fino a 10 crediti)

Approfondiamo il punto della Storicità dell’azienda

STORICITA’ DELL’AZIENDA (10 + 20 = 30)

In assenza di provvedimenti di decurtazione del punteggio, attribuzione di 1 credito per ciascun biennio successivo al rilascio della patente, fino a un massimo di 20 crediti (anno 2024 –> anno 2064).

Nel caso di contestazione di una o più violazioni di cui all’art. I bis, l’incremento è sospeso fino alla decisione definitiva sull’impugnazione.

Fa eccezione il caso in cui, dopo l’accertamento, sia conseguita l’asseverazione del MOG rilasciata dall’Organismo Paritetico

Nel caso di provvedimento definitivo per una o più violazioni dell’allegato I bis, l’incremento non si applica per un periodo di 3 anni decorrente dalla definitività del provvedimento stesso

 

Abbiamo anche altri modi per aumentare i crediti dell’azienda.

ATTIVITA’, INVESTIMENTO O FORMAZIONE (30 + 10= 40)

Fino a 30 CREDITI attribuiti per interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art. 5 co. 2 DM), tra i quali:

–            Certificazione UNI ISO 45001 (SGSL) – 5 crediti

–            Asseverazione MOG da parte di Organismo Paritetico – 4 crediti

–            Formazione dei lavoratori in materia di salute e sicurezza, ulteriore a quella obbligatoria (partecipazione di almeno 1/3 dei lavoratori occupati ad almeno 4 corsi di formazione nell’arco di 3 anni) – 6 crediti

–            Formazione di cui sopra che coinvolga almeno il 50% dei lavoratori stranieri occupati – 8 crediti

 

ATTIVITA’, INVESTIMENTO O FORMAZIONE (30 + 10= 40)

Fino a 10 CREDITI attribuiti in ambiti diversi da quello della salute e sicurezza (art. 5 co. 3 DM), tra i quali:

· Dimensione dell’organo aziendale (si computano tutti i lavoratori con contratto di lavoro subordinato, ad eccezione di contratti a termine di durata inferiore a 6 mesi, non si computano lavoratori in somministrazione presso l’utilizzatore):

–            Imprese che occupano fino a 15 dipendenti: 1 credito

–            Imprese che occupano da 16 a 50 dipendenti – 2 crediti

–            Imprese che occupano più di 50 dipendenti – 4 crediti

· Riconoscimento, da parte della Cassa Edile/Edilcassa, dell’incentivo previsto per la denuncia di operai di 1° livello (in forza da oltre 18 mesi) in numero non superiore a 1/3 del totale degli operai in organico – 2 crediti

· Possesso dei requisiti reputazionali (valutati in base a indici, qualitativi e quantitativi, oggettivi e misurabili e in base anche ad accertamenti definitivi) che esprimono l’affidabilità dell’impresa in fase esecutiva, il rispetto della legalità e degli obiettivi di sostenibilità e responsabilità sociale, di cui all’art. 109 del Codice dei contratti pubblici – 2 crediti

· Certificazione del regolamento interno delle società cooperative (art. 6 legge n. 142/2001) – 2 crediti

 

Altri modi per aumentare la propria credibilità e rafforzare il proprio BRAND

ATTIVITA’, INVESTIMENTO O FORMAZIONE (30 + 10= 40)

TEMPI E MODALITA’ DI ATTRIBUZIONE DEI CREDITI:

·       Al momento di presentazione della domanda per il rilascio della patente, se già si possiede il relativo requisito

·       Mediante aggiornamento del punteggio della patente, se il requisito viene conseguito dopo la data di presentazione della domanda (trasmissione in via telematica della relativa documentazione)

N.B. Per i requisiti costituiti da CERTIFICAZIONI CON VALENZA PERIODICA, l’eventuale PERDITA del requisito comporta la SOTTRAZIONE dei relativi crediti

Ma i tuoi clienti/committenti quali vantaggi possono avere?

CONTROLLO DELLA PATENTE DA PARTE DEL COMMITTENTE

Il committente verifica il possesso della patente o del documento equivalente nei confronti delle imprese esecutrici o dei lavoratori autonomi, anche nei casi di subappalto, ovvero, dell’attestazione di qualificazione SOA (modificato l’art. 90 del TUSL)

–            Sanzione amministrativa in capo al committente da 711,92 a 2.562,91 euro

–            Tra i documenti da inviare all’amministrazione concedente è ricompresa anche la dichiarazione attestante la verifica della patente

Quindi, come avrai ben capito, essere in regola, non solo conviene a te come imprenditore, ma tutela anche il tuo committente, questa sarà la tua vera FORZA che aumenterà nel tempo mantenendo i requisiti per mantenere la preziosa patente a crediti.

Alla prossima

Fabio

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Dati dal Ministero delle Politiche Sociali + 126% Ispezioni sicurezza sul lavoro

Ispettorato Nazionale del lavoro , +126% ispezioni su salute e sicurezza lavoro nel 2024

E fu così che in Italia, il ministro #Marina Calderone in virtù dei dati peggiorativi in materia di infortuni sul lavoro nel mondo edile, decide di dare una ulteriore sferzata con i controlli derivanti dall’ispettorato del lavoro.

La conferma resta evidente attraverso i dati raccolti e pubblicati sul sito del #Ministero del lavoro e delle politiche sociali, una crescita del 59% del numero delle ispezioni, un picco del 126% per quelle in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il Governo Meloni sembra essere sensibile al tema, così come si evince dai dati oggettivi, l’investimento del Governo è tutt’ora sostanziale, continuano le assunzioni degli ispettori del lavoro per intensificare ancor di più i controlli.

Ma non tutto il male vien per nuocere, guardiamo il tutto non dal solito punto di vista dell’italiano medio:

Ecco un nuovo modo per ostacolare il modo di fare impresa , un nuovo modo per tassarci, come se non fosse già sufficiente la pressione fiscale.

Altri costi che si aggiungono per gli imprenditori….

Caro imprenditore, partiamo dal fatto che i “costi” o meglio dire l’investimento sulla sicurezza sul lavoro è sempre esistito dal #Decretolegislativo626/94 sino ad oggi con il Testo Unico decreto legislativo 81/08, quindi non è nato ieri.

Ti faccio questa osservazione per dirti che le ispezioni tendono ad intensificarsi nel tempo per impedire gli infortuni sul lavoro che vanno a gravare sul PIL del PAESE ITALIANO.

Per la nostra nazione, mettendo da parte il valore morale intrinseco, resta un costo enorme da sostenere.

Pertanto è interesse dello stato abbattere questi costi, perché ne consegue una competitività a livello nazionale.

Adesso vediamo cosa c’è dall’altro lato della medaglia.

Cosa c’è di buono in tutto questo per gli imprenditori edili?

Per chi è un imprenditore a cui piace fare impresa seriamente, capirà che i controlli delle istituzioni restano e diverranno sempre più un vantaggio per chi vuole crescere su questo settore in maniera sana.

Adesso seguimi e facciamo le dovute considerazioni:

  • Lotta estrema al lavoro nero

Cosa ne consegue?

 

Che l’imprenditore che assume regolarmente viene premiato in quanto chi presta manodopera illegalmente non riesce più a fare prezzi stracciati perché non rientra più con margini.

  • Il ritorno dell’investimento sulla sicurezza sul lavoro

L’investimento che hai fatto nella tua azienda, a partire da tutti gli obblighi formativi, alle visite mediche, alla redazione del piano di emergenza, alle regolari assunzioni, alla redazione del DVR…

Ti ha fatto tenere sul tuo conto corrente svariate migliaia di euro.

  • L’utile aziendale

L’ assenza di multe ti porta un vantaggio competitivo sul cash flow rispetto ai tuoi concorrenti di mercato che hanno subito le sanzioni (che non sono ne detraibili ne deducibili).

  • Acquisizione di nuove commesse

L’utile su ogni commessa ti permette di acquisire commesse sempre più grandi, innalzare il tuo standard e fornire un servizio/prodotto sempre competitivo e di altissimo livello.

L’acquisizione della certificazione ISO 9001 e ISO 45000 ti permette di certificare questi standard sulla sicurezza sul lavoro e ti permette di accedere a sgravi fiscali non indifferenti, soprattutto nel panorama italiano.

Scrivici su [email protected] per saperne di più gratuitamente.

 

  • Farti affiancare da un bravo consulente della sicurezza sul lavoro

Ti porta ad  avere vantaggi competitivi aziendali sulla tua nicchia, in molti settori il momentum è un fattore determinante

  • L’avvento della Patente a Punti

Con l’inserimento del nuovo sistema telematico della patente a punti, entra in gioco un nuovo indicatore di affidabilità e di fiducia che i tuoi committenti potranno verificare se hai investito correttamente sulla sicurezza sul lavoro

  • Le gare pubbliche

La patente a punti, certificazioni ISO aumentano la probabilità  di vincere gare che non si basano solo e soltanto sull’offerta economicamente più vantaggiosa, ma ti portano punti extra che ti permettono di portare a casa la commessa oppure no.

Tutti i punti suddetti, ti portano verso una sola strada:  AD EMERGERE DALLA FOLLA!

E diventare il LEADER di mercato.

E potrei continuare ancora…..

 

Se vuoi essere affiancato da veri professionisti, non devi fare altro che scriverci su: [email protected]

 

Al tuo successo!

Fabio

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Morte in cucina nei Food and Beverage: perché la sicurezza alimentare non è un optional

Caro ristoratore,

Immagina questa scena: un cliente entra nel tuo ristorante, ordina un piatto di gnocchi o un dolce alla frutta secca. È felice, rilassato, sta vivendo un momento di piacere. Pochi minuti dopo, però, tutto cambia. Il respiro si fa affannoso, il viso si gonfia, la gola si chiude. Lo shock anafilattico non perdona, e in pochi istanti la situazione precipita.

Può succedere. Ed è già successo. Due vittime recenti – una bambina di nove anni e una turista inglese di 14 – sono decedute dopo aver ingerito alimenti contenenti allergeni letali per loro. La domanda è: chi avrebbe dovuto proteggerle? E soprattutto, come possiamo evitare che accada di nuovo?

Non fa differenza se possiedi un ristorante, un bar, un albergo, una pizzeria, siamo tutti nella stessa barca, con gli stessi obblighi e leggi che servono per tutelare il consumatore.

Ma analizziamo meglio cosa accade tutti i giorni nelle nostre attività imprenditoriali.

1- Il problema: la mancanza di consapevolezza nella ristorazione

Il settore della ristorazione è ancora troppo impreparato nella gestione delle allergie alimentari. Eppure, la normativa è chiara: dal 2015 è obbligatorio segnalare gli allergeni presenti nei piatti serviti. Ma quante attività lo fanno davvero nel modo giusto?

Il problema non è solo la mancata segnalazione, ma anche la scarsa preparazione del personale. Spesso né il cliente né il ristoratore conoscono la reale differenza tra allergia e intolleranza. Si tende a confondere i due termini, senza sapere che, mentre un’intolleranza provoca disturbi più o meno gestibili, un’allergia può uccidere in pochi minuti.

2- HACCP: un obbligo ignorato

L’HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) è un sistema di autocontrollo igienico che da 27 anni dovrebbe essere la base della sicurezza alimentare. Ma quanti ristoratori lo prendono sul serio? Troppo spesso viene visto solo come una scartoffia da esibire in caso di controlli, senza una reale applicazione pratica.

Un errore che può costare la vita a un cliente e la chiusura del locale a un imprenditore. Perché, al di là del danno umano, esiste anche il rischio legale: multe salatissime, sospensione dell’attività e responsabilità penale in caso di decesso.

I principali errori nella gestione degli allergeni

  1. Mancanza di formazione del personale: chi lavora in sala o in cucina deve essere consapevole di cosa sta servendo e dei rischi connessi.
  2. Errata o inesistente segnalazione degli allergeni: molti ristoranti stampano liste generiche senza verificare i reali ingredienti usati.
  3. Contaminazione incrociata: un cucchiaio sporco, una superficie non igienizzata, un errore umano possono rendere un piatto letale per chi è allergico.
  4. Falsa sicurezza del cliente: un locale che si definisce “gluten free” non sempre garantisce una reale sicurezza per i celiaci. Senza procedure rigorose, la contaminazione è dietro l’angolo.

3 – Come proteggere il tuo business e i tuoi clienti

1 – Formazione obbligatoria per il personale

  • Ogni dipendente, dal cuoco al cameriere, deve conoscere gli allergeni e sapere come evitarli. Un corso HACCP ben fatto può fare la differenza tra la vita e la morte.

2 – Menù chiari e trasparenti

  • Non basta indicare gli allergeni in modo generico. Ogni piatto deve riportare con precisione la presenza di ingredienti a rischio, con aggiornamenti costanti.

3 – Procedure rigide in cucina

  • Differenziare utensili e superfici per evitare contaminazioni incrociate.
  • Controllare scrupolosamente gli ingredienti e le etichette dei prodotti acquistati. (per la tracciabilità alimentare, oggi fondamentale)
  • Evitare di servire piatti “improvvisati” ai clienti con allergie gravi.

Il mio consiglio è installare telecamere all’interno della cucina per dimostrare al cliente la qualità e l’attenzione alla preparazione della pietanza dimostrando in tempo reale l’applicazione delle procedure HACCP.

4 – Comunicazione attiva con il cliente

Un cameriere ben formato deve chiedere ai clienti se hanno allergie prima ancora che questi facciano l’ordine. Il cliente non deve sentirsi obbligato a menzionarlo: deve essere la prassi del locale a prevenire rischi.

5. Un piano di emergenza

Ogni locale dovrebbe avere una procedura chiara in caso di reazione allergica grave. Sapere come agire rapidamente può salvare una vita.

Come risolvere il problema!

Ogni locale dovrebbe avere una procedura chiara in caso di reazione allergica grave. Sapere come agire rapidamente può salvare una vita.

La sicurezza alimentare non è un optional. È un dovere morale e legale per ogni ristoratore. Evitare una tragedia significa proteggere i tuoi clienti e la tua attività. Non aspettare che sia troppo tardi: investi nella formazione, applica le regole HACCP e rendi il tuo locale un posto davvero sicuro per tutti.

Fatti seguire da un consulente esperto in materia!

Perché la prossima tragedia potrebbe essere evitata, se solo scegliamo di essere ristoratori consapevoli.

Fonte: https://www.gamberorosso.it/notizie/morire-gnocchi-allergia-ristoranti/

 

Dott. Fabio Di Bartolomeo

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Il tuo dipendente rifiuta il ruolo di RSPP? Scopri come gestire la situazione

Nel complesso universo della sicurezza sul lavoro, uno dei temi più dibattuti riguarda il rifiuto da parte di un dipendente di assumere l’incarico di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) interno. Questo articolo approfondisce le implicazioni legali e giuslavoristiche legate a questa scelta, analizzando una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Cass. Civ., Sez. Lav., 27 dicembre 2024, n. 34553) e altre rilevanti sentenze giurisprudenziali.

1. Perché è importante comprendere il ruolo dell’RSPP?

Il RSPP ha una funzione chiave: supportare il datore di lavoro nella gestione dei rischi e nella creazione di un ambiente sicuro per i lavoratori. Tuttavia, è fondamentale ricordare che, pur essendo una figura strategica, non può sostituire il datore di lavoro nelle sue responsabilità. La nomina a RSPP interno, che spesso viene offerta a un dipendente, non è obbligatoria per il lavoratore, ma il rifiuto di accettarla può generare tensioni.

2. La recente pronuncia della Cassazione: un caso esemplare

Il RSPP ha una funzione chiave: supportare il datore di lavoro nella gestione dei rischi e nella creazione di un ambiente sicuro per i lavoratori. Tuttavia, è fondamentale ricordare che, pur essendo una figura strategica, non può sostituire il datore di lavoro nelle sue responsabilità. La nomina a RSPP interno, che spesso viene offerta a un dipendente, non è obbligatoria per il lavoratore, ma il rifiuto di accettarla può generare tensioni.

2.1 I punti chiave della vicenda

  • La contestazione iniziale: Il dipendente aveva giustificato il rifiuto con motivazioni generiche, come la “manifesta incompatibilità con il datore di lavoro”.
  • L’esito in primo grado: Il Tribunale aveva dichiarato illegittimo il licenziamento, ordinando la reintegra.
  • L’appello e il ricorso in Cassazione: La Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza, giudicando il rifiuto una grave insubordinazione. La Cassazione ha poi confermato questa visione, evidenziando la genericità e l’immotivazione del rifiuto.

3. Gli insegnamenti della Cassazione: cosa devono sapere gli imprenditori?

3.1 La natura dell’incarico di RSPP

La nomina a RSPP è una designazione interna che non equivale a una delega di funzioni. Questo significa che il datore di lavoro rimane il principale responsabile della sicurezza aziendale.

3.2 Quando il rifiuto è legittimo

Secondo la Corte, un dipendente può rifiutare legittimamente l’incarico solo se:

  • Esistono conflitti chiari e comprovabili con altre mansioni affidategli.
  • L’incarico è incompatibile con altre funzioni aziendali, come nel caso della sentenza Cass. Civ., Sez. Lav., 15 settembre 2006, n. 19965, che ha sancito l’incompatibilità tra RSPP e RLS  che ricordiamo essere il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

3.3 Quando il rifiuto è illegittimo

Un rifiuto generico o immotivato, come la mera dichiarazione di “incompatibilità con il datore di lavoro”, può essere qualificato come grave insubordinazione, compromettendo il rapporto di fiducia e legittimando un provvedimento disciplinare.

4. Gli errori da evitare per gli imprenditori

  • Non chiarire le aspettative: Prima di nominare un dipendente come RSPP, è essenziale spiegare chiaramente i compiti e le responsabilità.
  • Non considerare eventuali incompatibilità: Se il dipendente ha già altre mansioni rilevanti, potrebbe essere opportuno sollevarlo da parte di esse.
  • Non documentare il processo: La designazione deve essere formalizzata in modo trasparente, includendo le ragioni aziendali alla base della scelta.

5. Implicazioni legali e pratiche per il datore di lavoro

Valutare attentamente il dipendente: Verificare che il candidato all’incarico di RSPP abbia competenze e disponibilità adeguate.

    1. Formalizzare la designazione: Redigere una comunicazione scritta che spieghi dettagliatamente le motivazioni aziendali e le aspettative.
    2. Gestire i conflitti: Se emergono problemi, affrontarli tempestivamente e in modo trasparente, coinvolgendo eventualmente esperti esterni.

      5.1 Art. 1460 del Codice Civile: l’eccezione di inadempimento

      Il dipendente può rifiutarsi di adempiere solo se il datore di lavoro è totalmente inadempiente alle proprie obbligazioni. Tuttavia, un rifiuto generico e immotivato è contrario alla buona fede contrattuale.

      5.2 Rischi legali per l’azienda

      Un licenziamento basato su contestazioni generiche o su una gestione approssimativa delle nomine può portare a lunghe cause legali con rischi economici e reputazionali.

      Le recenti pronunce della Cassazione offrono linee guida preziose per evitare conflitti e conseguenze negative:

Essere proattivi nella gestione delle nomine e della sicurezza non solo evita controversie legali, ma migliora l’ambiente lavorativo e riduce i rischi complessivi per l’azienda.

 

Ci vediamo alla prossima.

 

Fabio

 

Il tuo dipendente rifiuta il ruolo di RSPP? Scopri come gestire la situazione Leggi tutto »

Datore di lavoro, attenzione al DVR: Gli errori più comuni e come evitarli

Il “passivo affidamento al DVR” elaborato da terzi non libera il datore di lavoro dall’obbligo di verificarne la completezza “onde poter segnalare al professionista le necessarie integrazioni”: le sentenze di Cassazione Penale

Cassazione Penale: Il datore di lavoro deve garantire la validità del DVR, ecco come.

La sicurezza sul lavoro è un tema cruciale per ogni imprenditore, ma spesso viene percepita come un’area delegabile a professionisti esterni. Tuttavia, le sentenze della Cassazione Penale evidenziano chiaramente un concetto fondamentale: il datore di lavoro non può affidarsi passivamente al Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) redatto da terzi. Egli ha l’obbligo di verificarne la completezza e l’adeguatezza, segnalando eventuali integrazioni necessarie al professionista incaricato. In questo articolo esploreremo le implicazioni legali, operative e pratiche di questa responsabilità, fornendo agli imprenditori strumenti utili per adempiere ai propri obblighi e tutelare il proprio business.

Il DVR: uno strumento centrale per la sicurezza sul lavoro

Il DVR rappresenta il fulcro delle misure di prevenzione e protezione in azienda. Secondo l’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008, il DVR deve fornire una valutazione globale di tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, individuare le misure di prevenzione e protezione necessarie e definire un programma per il miglioramento continuo delle condizioni di sicurezza.

Tuttavia, come sottolineato dalla Cassazione Penale (Sez. IV, 23 gennaio 2017, n. 3313), il DVR non è un semplice adempimento burocratico. Il datore di lavoro deve analizzare tutti i fattori di rischio presenti in azienda e aggiornare periodicamente il documento, avvalendosi della consulenza di professionisti qualificati, come il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP).

Il ruolo dell'RSPP e la collaborazione con il datore di lavoro

L’RSPP è una figura centrale nel sistema di prevenzione aziendale. Come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione Penale (18 settembre 2014, n. 38343), l’RSPP svolge una funzione di supporto informativo, valutativo e programmatico. Tuttavia, non ha autonomia decisionale: il suo ruolo è quello di collaborare con il datore di lavoro e altri soggetti coinvolti nella sicurezza aziendale.

Nonostante l’importanza di questa figura, la responsabilità ultima per la sicurezza dei lavoratori resta in capo al datore di lavoro. Egli deve verificare che l’RSPP abbia considerato tutti i rischi specifici e che le misure proposte siano adeguate. In caso contrario, è tenuto a richiedere le necessarie integrazioni.

Sentenze chiave: Le responsabilità del datore di lavoro

Diverse sentenze della Cassazione hanno stabilito principi fondamentali riguardo alla responsabilità del datore di lavoro:

  1. Cassazione Penale, Sez. IV, 20 luglio 2018, n. 34311
    Questa sentenza sottolinea che il datore di lavoro, pur avvalendosi di consulenze esterne, è obbligato a verificare l’adeguatezza del DVR e a informare i lavoratori sui rischi specifici. In caso di carenze evidenti, è suo dovere richiedere le integrazioni necessarie.
  2. Cassazione Penale, Sez. IV, 26 maggio 2016, n. 22147
    La Corte ha ribadito che il datore di lavoro è il destinatario unico degli obblighi prevenzionistici e non può delegare completamente la redazione e la verifica del DVR.
  3. Cassazione Penale, Sez. IV, 4 febbraio 2010, n. 4917
    Questa pronuncia ha chiarito che il datore di lavoro deve controllare le relazioni predisposte dall’RSPP e segnalare eventuali rischi non considerati.

Esempi pratici di responsabilità del datore di lavoro

Le sentenze evidenziano casi concreti in cui la mancata verifica del DVR ha avuto conseguenze drammatiche:

  • Infortunio mortale in un silo di grano
    Un lavoratore è deceduto per asfissia durante la pulizia di un silo. L’RSPP non aveva valutato i rischi specifici di questa attività, ma la responsabilità è ricaduta sul datore di lavoro, che era a conoscenza delle operazioni svolte e non aveva segnalato le omissioni nel DVR.
  • Lesioni gravi durante l’uso di un carrello elevatore
    Un lavoratore è rimasto gravemente ferito durante il travaso di olio esausto. La Cassazione ha stabilito che il DVR non aveva considerato i rischi specifici di questa operazione e che il datore di lavoro, pur avendo organizzato un corso di formazione, non aveva adempiuto agli obblighi di verifica e integrazione del documento.

Le conseguenze della mancata verifica del DVR

La mancata verifica del DVR espone il datore di lavoro a rischi significativi, tra cui:

  • Responsabilità penali
    In caso di infortuni o decessi, il datore di lavoro può essere perseguito penalmente per condotta omissiva.
  • Sanzioni amministrative
    La normativa prevede multe elevate per la mancata conformità alle disposizioni del D.Lgs. 81/2008.
  • Danno reputazionale
    Gli incidenti sul lavoro possono compromettere l’immagine aziendale e la fiducia dei clienti.

Come garantire la conformità e tutelarsi

Per evitare queste conseguenze, gli imprenditori possono adottare alcune buone pratiche:

  1. Collaborazione attiva con l’RSPP
    Partecipare attivamente alla redazione e all’aggiornamento del DVR, fornendo tutte le informazioni rilevanti sui processi aziendali.
  2. Formazione continua
    Assicurarsi che tutti i lavoratori ricevano una formazione adeguata sui rischi specifici e sulle misure di prevenzione.
  3. Verifiche periodiche
    Effettuare controlli regolari sul DVR per garantire che rimanga aggiornato e conforme alle normative.
  4. Consulenza specializzata
    Affidarsi a professionisti esperti in sicurezza sul lavoro per ricevere supporto nella gestione degli obblighi normativi.

Come garantire la conformità e tutelarsi

  1. La sicurezza sul lavoro è una responsabilità non delegabile per il datore di lavoro. Affidarsi passivamente a un DVR redatto da terzi espone a rischi legali, economici e reputazionali. Al contrario, una gestione proattiva della sicurezza, basata su una verifica attenta e su una collaborazione efficace con l’RSPP, può fare la differenza, proteggendo i lavoratori e garantendo la continuità aziendale.

    Imprenditori, non aspettate che un controllo o un incidente vi colga impreparati. Investire oggi nella sicurezza significa tutelare il futuro della vostra azienda.

Alla prossima!

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Ispezioni a tappeto: un terzo delle aziende irregolari. Sei sicuro che la tua attività sia in regola?

Oggi parliamo di una realtà che riguarda molte attività: i controlli dell’Ispettorato del Lavoro, che hanno portato alla luce gravi carenze in tema di sicurezza e presenza di lavoro irregolare in diverse aziende.

Secondo un recente articolo,riportato dal giornale “LA STAMPA”, circa un terzo delle aziende del Torinese sottoposte a ispezioni sono risultate irregolari. Un dato allarmante che evidenzia la mancanza di adeguate misure di sicurezza e la presenza di lavoro in nero. Su 21 attività controllate, sette sono state sanzionate con una multa totale di 40.000 euro.

Parliamo di aziende del settore della ristorazione e servizi, come bar e ristoranti, ma anche di cantieri. Le principali violazioni? Mancanza di documentazione inerente la sicurezza sul lavoro, installazione di impianti di videosorveglianza senza autorizzazione e impiego di lavoratori in nero .  Questi controlli si stanno intensificando su tutta italia, a causa delle recenti e tragiche morti sul lavoro.”

Oggi primo Novembre 2024 entra in vigore la patente a punti in edilizia, dove vengono richiesti i requisiti minimi sulla sicurezza sul lavoro a tutte le imprese edili. Pertanto anche il mondo alberghiero è sottoposto allo stesso trattamento, perché le ispezioni dell’ispettorato del lavoro hanno rilevato l’assenza del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, in ragione di ciò, il datore di lavoro ha risposto penalmente per la mancata nomina.

Ma Chi è l’RSPP e a cosa serve?

  • Una figura fondamentale per la sicurezza di tutte le aziende.
  • Viene nominato dal datore di lavoro per gestire la sicurezza in azienda.
  • Collabora nella stesura redazione del Documento Valutazione dei Rischi
  • Monitora e aggiorna il DVR in caso di modifiche aziendali
  • Individuare e prevenire nuovi fattori di rischio
  • Definisce le misure di sicurezza e igiene secondo la legge
  • Redige le procedure di sicurezza e propone programmi di formazione per i lavoratori
  • Collaborare con medico e RLS per la sicurezza del team
  • L’RSPP non ha responsabilità penale diretta in caso di infortuni, a meno che non vi sia una grave negligenza.
  • Inoltre, deve sempre segnalare al datore di lavoro ogni criticità riscontrata collaborando attivamente nella gestione dei rischi aziendali.

Ma cosa ci insegnano questi dati?

Come imprenditore non puoi permetterti di assumerti  il rischio di subire pesanti sanzioni, ma si evidenzia ormai la necessità di soddisfare almeno i requisiti minimi  sulla sicurezza sul lavoro per poter tenere un’azienda aperta. 

Oggi tutte le aziende, fanno fatica ad avere un flusso di cassa per pagare gli stipendi, i costi fissi e il costo delle materie prime.

Aggiungere ulteriori rischi quando ogni mattina si apre bottega, non è una grande strategia di mercato vincente nel lungo periodo.

Se sei un imprenditore, ti consiglio di non aspettare l’arrivo di un controllo, ma di fare il possibile per garantire che la tua attività sia conforme alle normative. Affidarsi a un consulente esperto in materia di sicurezza può fare la differenza: per evitare sanzioni, tutelare i lavoratori e proteggere il tuo business. 

 

 

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Il costo nascosto del mancato rispetto della sicurezza nei cantieri edili

Caro Imprenditore Edile,

Immagina uno scenario che, purtroppo, si ripete con preoccupante frequenza in Italia: sei in cantiere, tutto sembra procedere come al solito, ma improvvisamente arriva un controllo a sorpresa da parte dei carabinieri e degli ispettori del lavoro. In pochi minuti, il tuo cantiere viene messo sotto esame. Verificano documenti, intervistano i lavoratori, controllano la conformità delle attrezzature. Il verbale arriva rapido e implacabile: violazioni su più fronti, dalla mancata formazione dei lavoratori alla non conformità del Piano Operativo di Sicurezza (POS).

 

Il risultato?

 

Sanzioni per decine di migliaia di euro, la sospensione temporanea dei lavori e, ancora peggio, la macchia indelebile di una denuncia.

 

Non è ovviamente un fatto inventato, ma è successo  recentemente, in provincia di Avellino al Comune di Lauro, sei persone sono state denunciate per gravi inadempienze in materia di sicurezza sul lavoro. Le ispezioni hanno evidenziato carenze che vanno dalla mancata formazione dei dipendenti, alla presenza di lavoratori non regolarmente assunti, fino all’assenza della nomina del coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione.

Cosa ha comportato un’approccio al lavoro di questo tipo?

Sanzioni che hanno superato i 50.000 euro e lavori sospesi fino al ripristino di tutte le condizioni minime di sicurezza.

 

Qual è  il prezzo del disinteresse?

 

Ogni imprenditore edile sa quanto sia importante rispettare le normative, ma non tutti ne comprendono davvero le conseguenze economiche e reputazionali. La mancata osservanza delle normative di sicurezza non solo espone i lavoratori a rischi inaccettabili, ma può anche devastare la tua attività. Una sola sanzione può rappresentare la differenza tra un cantiere profittevole e uno che ti trascina nel baratro delle perdite economiche. Non si tratta solo di soldi: il danno reputazionale può allontanare clienti e ridurre le opportunità di lavoro future. E quel che è peggio, c’è il rischio sempre presente di incidenti che potrebbero segnare per sempre la vita di una persona.

 

Le conseguenze del non agire immediatamente

 

Le violazioni emerse nei cantieri di Avellino sono solo la punta dell’iceberg. Non avere un Piano Operativo di Sicurezza adeguato, non formare i tuoi lavoratori sui rischi specifici, e trascurare la nomina di un coordinatore per la sicurezza sono errori che potrebbero costarti caro, molto più di quanto tu possa immaginare. Ogni imprenditore che sceglie di ignorare queste regole sta mettendo in pericolo non solo i suoi lavoratori, ma anche il futuro della sua azienda.

 

La sicurezza: Un Investimento che protegge la tua Impresa

 

Non è mai troppo tardi per prendere le redini della sicurezza nel tuo cantiere. La conformità alle normative di sicurezza sul lavoro non dovrebbe essere vista come un costo inutile, o come una perdita di tempo, ma come un investimento essenziale per la sopravvivenza e il successo a lungo termine della tua impresa. Un ambiente di lavoro sicuro è il miglior biglietto da visita che puoi offrire ai tuoi clienti e alle autorità.

 

Attivati subito e non attendere ancora ….

 

I controlli continueranno e le sanzioni saranno inevitabili per chi non si conforma. Ma tu hai il potere di cambiare le cose. Prendi in mano la sicurezza nel tuo cantiere, forma i tuoi lavoratori, e assicurati che ogni normativa sia rispettata alla lettera. Non permettere che una semplice negligenza del tuo Preposto alla sicurezza, o capo squadra, possa mettere in ginocchio tutto quello che hai costruito con tanto impegno.

La sicurezza sul lavoro non è solo un obbligo di legge, è un dovere morale e un investimento per il futuro della tua azienda.

 

 

Scrivici subito su [email protected] per mettere a norma la tua azienda.

 

Ci vediamo alla prossima

 

Fabio

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L’importanza della Sicurezza e Igiene Alimentare nelle aziende vinicole: Un esempio di eccellenza

Evento vinicolo Tramonti DiVini

Nel mondo della ristorazione, ogni dettaglio conta. Non si tratta solo di offrire un’esperienza culinaria eccezionale, ma anche di garantire che ogni fase del servizio, dalla preparazione alla presentazione, rispetti i più alti standard di sicurezza e igiene alimentare. Questo è un aspetto fondamentale, non solo per proteggere la salute dei clienti, ma anche per valorizzare il lavoro di chi opera nel settore, soprattutto in contesti come quelli vinicoli.

L’evento “TraMonti DiVini” organizzato dall’Associazione 99 battiti, realizzato nel cuore del centro storico dell’Aquila e recentemente concluso, rappresenta un esempio perfetto di come la combinazione tra cultura enogastronomica e attenzione alla sicurezza alimentare possa creare un’esperienza indimenticabile per il pubblico. Durante queste serate, il vino abruzzese, in particolare il Cerasuolo e i vini rosati, è stato protagonista non solo per la sua qualità, ma anche per l’eccellente organizzazione che ha garantito un ambiente sicuro e accogliente.

In questa fase Fabio Di Bartolomeo e il suo staff hanno prestato il loro servizio sotto il profilo della documentazione tecnica per la sicurezza alimentare e il Piano di Emergenza ed Evacuazione per l’evento, prendendo il parere favorevole del SUAP e delle ASL, preoccupandosi anche di reperire gli addetti alle emergenze insieme all’ambulanza.

Immaginate la scena: una piazza elegante come quella di Chiarino, trasformata in un salotto a cielo aperto, dove le persone si sono ritrovate a chiacchierare serenamente, con un calice di vino in mano, mentre i bambini giocavano tranquillamente. Questo quadro idilliaco è stato reso possibile non solo dalla bellezza del luogo e dalla qualità dei vini, ma anche dall’impegno degli organizzatori nell’applicare rigorose misure di igiene e sicurezza.

L’attenzione ai dettagli è stata evidente in ogni aspetto dell’evento, dalla selezione delle cantine partecipanti alla gestione delle degustazioni. Ogni bicchiere, ogni bottiglia, ogni spazio condiviso è stato gestito con cura, seguendo protocolli rigorosi che hanno permesso ai partecipanti di godersi le serate senza preoccupazioni. Questo approccio non è solo una questione di rispetto delle normative, ma una vera e propria filosofia che mette al centro la sicurezza e il benessere dei clienti.

Per gli imprenditori della ristorazione, questo è un esempio da seguire. In un settore in cui la reputazione è tutto, investire nella sicurezza e nell’igiene alimentare non è solo un dovere, ma un’opportunità per distinguersi e guadagnare la fiducia dei clienti. Un evento come “TraMonti DiVini” dimostra che è possibile unire tradizione e innovazione, garantendo al contempo un’esperienza sicura e piacevole.

Nel contesto attuale, caratterizzato da crescenti preoccupazioni per la salute pubblica, le aspettative dei consumatori in termini di sicurezza alimentare sono più alte che mai. Essere all’avanguardia in questo campo non solo protegge i clienti, ma rafforza anche la posizione del proprio business sul mercato. L’esempio delle cantine abruzzesi che hanno partecipato a “TraMonti DiVini” dimostra che l’eccellenza nella sicurezza e nell’igiene può andare di pari passo con l’eccellenza enologica.

 

Cari imprenditori della ristorazione, seguite questo esempio: fate della sicurezza e dell’igiene alimentare una priorità assoluta. Non si tratta solo di rispettare le leggi, ma di creare un ambiente in cui i vostri clienti possano sentirsi accolti e protetti, così come accaduto a L’Aquila. Così facendo, non solo contribuirete al benessere della vostra clientela, ma darete anche un contributo significativo alla valorizzazione della vostra azienda che costruirà nel tempo un Brand sempre più forte sul mercato.

Se vuoi essere una delle prossime aziende ad entrare a far parte di questo esempio di circolo esclusivo non devi fare altro che scriverci su: [email protected]

Allora non devi fare altro che guardare il video gratuito qui sotto e iniziare a far parte delle nuove aziende che voglio aprirsi un nuovo mercato.

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